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Dj Fabo, lasciatelo morire in pace: scegliere di vivere, andandosene

Ci ha lasciato come voleva lui, da tempo. Non ha potuto farlo nel suo Paese, che gli ha dato i natali ma che non ha potuto e voluto dargli l’ultimo saluto. Al centro del dibattito la vicenda di Dj Fabo e di un’eutanasia da anni pomo della discordia per la Chiesa ed istituzioni. In un Paese in cui regna l’ipocrisia, il falso moralismo e l’essere bigotti, ci si illudeva che anche questo tabù fosse sfatato dopo l’avvento, finalmente, di divorzi brevi e nozze gay.

Era il 2014 quando un brutto incidente paralizzava completamente Dj Fabo, rendendolo anche ceco ed immobilizzato in qualsiasi parte del corpo. Non poteva fare più nulla e, a chi gli faceva notare come con l’udito e le tecnologie moderne potesse ancora ascoltare e creare musica, la sua ragione di vita, rispondeva che non era ciò che voleva. Non come l’ha sempre intesa lui almeno: simbolo di gioia, vita, aggregazione. Il suo lavoro, la sua passione, era diventata sofferenza per non poterla più vivere come aveva sempre fatto. E se quel poco che puoi fare non è in grado di farti stare meglio, allora quella vita non è più degna di essere vissuta, perchè vita non è.

Il diritto di scegliere per il proprio bene, in qualsiasi condizione ci si trovi, dovrebbe essere riconosciuto ovunque. In Italia no, fa parte del nostro bigottismo, girare la testa dall’altra parte mentre combiniamo le peggiori “porcate“. Ha dovuto affrontare un viaggio di 5 ore, migrare in Svizzera, dove i giovani di oggi si dirigono per trovare lavoro: Dj Fabo ci è andato per mettere fine alle sue sofferenze, ad una vita che non era più tale. Ed ora, chi lo aiutato a far ciò, rischia anche la galera.

Il paradosso di chi fa del bene, rispetto a chi se ne lava le mani. Scegliere di non scegliere non può essere la cosa giusta: Dj Fabo, pienamente cosciente, lo ha fatto. Con la sua bocca, per vivere eternamente.

Author: Redazione
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