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Corruzione in Calabria, una piaga difficilmente arginabile

La corruzione in Calabria è un fenomeno che si fa fatica a contrastare. È radicato nel territorio, è al contempo storia e attualità, è passato, presente e forse anche futuro. Gli enti locali fanno il possibile, e in questi giorni hanno sottoscritto il Protocollo di Legalità proprio per contrastare attivamente le attività della criminalità organizzata e la corruzione dilagante in regione. Si tratta di un documento che si pone in linea di continuità con il Protocollo di Azione e Vigilanza Collaborativa, che ha visto protagonisti l’Autorità Nazionale Anticorruzione, la Prefettura, la Procura della Repubblica e il Comune di Reggio Calabria.

Gli sforzi sono ingenti, ma non si tratta di un fenomeno facilmente arginabile. Tant’è vero che il “business” della corruzione non conosce crisi neppure a livello nazionale, come testimoniano continuamente gli organi di informazione che evidenziano un trend costante riguardante tangenti e appalti. A confermarlo è la stessa Autorità anticorruzione, che lotta quotidianamente per arginare a monte il fenomeno con la prevenzione. Ed è in tal senso che si segnala che le segnalazioni di anomalie sugli appalti sono raddoppiate, passando dalle 1200 circa del 2014 alle 3000 nel 2015. Un miglioramento notabile anche dall’incoraggiante numero di fascicoli aperti – ben 1880 – e dagli oltre 6000 procedimenti di vigilanza avviati.

A livello nazionale, l’Italia non fa certo una bella figura in confronto agli altri paesi membri dell’Unione Europea. Su 62 nazioni, l’Italia è terzultima: più corrotte risultano essere solo Grecia e Bulgaria. Se questo report da un lato evidenzia la distanza abissale da realtà più “sane” come Svezia, Germania e Austria e da nazioni come Spagna, Polonia e Croazia che nel giro di pochi mesi hanno fatto passi importanti, dall’altro palesa quanto ancora ci sia da lavorare in Italia per recuperare il terreno perduto.

Guardia di FinanzaAnche la Guardia di Finanza ha analizzato quanto fatto nel corso del 2016 con il suo Rapporto Annuale che segnala l’allargamento a macchia d’olio delle irregolarità sugli appalti pubblici. Le denunce per reati contro la Pubblica Amministrazione sforano quota 4000, più della metà delle quali riguardano l’abuso d’ufficio. Durante tutto il 2016 le concessioni anomale nei confronti di soggetti privati arrivavano a toccare quota 3,4 miliardi di euro, a fronte del miliardo dell’anno precedente. La gestione illecita ha quindi provocato un buco di 5,3 miliardi di euro, soldi pubblici sprecati e assegnati con tecniche fraudolente. L’attività dalle Forze dell’Ordine riparte dalle 9000 denunce e dagli 87 arresti, ma la consapevolezza che la strada è ancora lunga non manca di certo.

Author: Redazione
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