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Calabria, i paradossi di una sanità che discrimina

Dati e statistiche incontrovertibili, numeri che puniscono il sistema sanitario della Calabria. La regione detiene il triste primato per la mortalità infantile: muoiono 4,7 bambini su 1000 nati vivi, e anche l’aspettativa di vita è ben al di sotto delle medie nazionali. La provincia di Crotone è addirittura tra le 10 in Italia con la media età dei decessi più bassa.

La mancanza di programmazione e i continui tagli al sistema sanitario rendono davvero complicata la gestione delle emergenze in regione. Visti gli sprechi del passato e le “strettoie” stabilite dai vincoli del piano di rientro, le difficoltà per la Calabria e per la sua sanità sono molteplici, e resta sempre più complicato mettersi al passo con il resto d’Italia.

Entrando nel dettaglio, è possibile evidenziare le complicazioni che il cittadino deve affrontare per ricevere soccorsi. Un calabrese su 3 impiega infatti mediamente tra i 60 e i 90 minuti per raggiungere i punti destinati all’accoglienza delle partorienti e dei neonati, all’incirca lo stesso tempo necessario a quattro cittadini su 10 per raggiungere i centri attrezzati per accogliere casi di patologie cardiologiche. Sono numeri preoccupanti, che evidenziano l’incremento esponenziale dei rischi per la salute e le difficoltà che dovranno poi affrontare anche gli operatori del primo soccorso.

Foto LaPresse - Adriana Sapone Photo LaPresse - Adriana Sapone

Foto LaPresse – Adriana Sapone

La discriminazione a cui sono sottoposti quotidianamente i cittadini è palese, sia all’interno dello stesso territorio calabrese che nel paragone con il resto d’Italia. In un quadro sanitario che disegna una discriminazione tra cittadini di serie A e di serie B, si palesano rischi e percoli enormi e disuguaglianze complicate da giustificare e da colmare. A questa situazione si arriva dopo anni di buchi nella sanità locale, e i tanti sprechi registrati in decenni di malasanità si ritorcono contro gli stessi cittadini. Il fallimento della recente politica sanitaria si ripercuote come una scure sui pazienti, spesso costretti a recarsi altrove per ricevere le cure necessarie che in Calabria non sono possibili anche in virtù dei tagli.

L’unica soluzione per modificare uno status quo preoccupante è la revisione del piano di rientro e la pianificazione di una strategia sanitaria in grado di restituire dignità alla Calabria, nel rispetto di quei diritti che – sulla carta – dovrebbero essere uguali per il residente a Reggio Calabria e per quelli del piccolo Comune di Roccaforte del Greco.

Author: Redazione
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