Caos arbitri, in Calabria si risponde con i Daspo

La soluzione è stata adoperata perfettamente, e partiamo da questo presupposto. E non ce n’erano di più efficaci, ma su questo magari ne possiamo discutere. Tant’è: va presa e portata a casa, affinché resti quantomeno nell’immaginario collettivo come punizione esemplare.

Cos’è successo? E, società calcistica del capoluogo calabrese. Il motivo è presto detto: durante il match del 26 novembre scorso tra l’Audax – sua squadra – e la AC Scillese, partita di Prima Categoria, ci sarebbe stato uno scambio di battute molto vivace tra il suddetto dirigente e il direttore di gare. Nel referto del Questore Grassi, la parola ‘insulti’ non ha motivo di non apparire.

Dal canto suo, l’arbitro ha valutato il comportamento del soggetto e si è dovuto adattare al contesto: partita con orario rinviato – la colpa era appunto del litigio -, e chiamata dei Carabinieri. Le forze dell’ordine si sono fiondate sul terreno di Reggio e hanno provveduto a salvaguardare l’incolumità del fischietto calabrese. Al dirigente è stato addirittura confermato l’obbligo di presentazione negli uffici di polizia in occasione degli incontri disputati dalla ‘Audax Ravagnese’ per un periodo di tempo di due anni. Dunque, fino al gennaio del 2020, l’uomo non potrà seguire la squadra per cui lavora.

Ecco, tutto questo oltre il divieto di frequentazione di qualsiasi luogo in cui si vada a svolgere una manifestazione calcistica, sia essa di Serie A o di Prima Categoria non conta praticamente nulla. E questo ‘ban’ durerà per cinque anni, salvo ricorsi – già ‘prenotati’ dall’imputato.

 

Molto spesso si parla impropriamente della ‘salute’ degli arbitri, quasiasi sport essi dirigano o svolgano: ma possono bastare queste contromisure? Chiarendo che in Calabria, come nelle altre regioni, andrebbe istruito il dirigente al fine di evitare certe sciocchezze, è possibile che il danno sia solo alla squadra e non propriamente al dirigente, che potrà operare per la stessa nonostante il divieto. Pene più dure, magari, potrebbero equivalere a maggiore attenzione in futuro.

E’ di ieri, inoltre, il post su Facebook dell’arbitro di LegaA Basket italiana, con il quale Andrea Dettori si lamentava della scarsa attenzione verso i fischietti. Ebbene, dalla provincia di Reggio è arrivata la prima severa lezione. “Noi arbitri conviviamo da sempre con gli istinti di pancia e le frustrazioni delle persone minuscole”, ha scritto Andrea. E aveva ragione, tremendamente ragione. Lo sport è qualcosa d’incredibilmente emozionante: ma far uscire rabbia e frustrazione non è il miglior modo per goderselo.